Il Principe Leo e la Corona Scomparsa

Dov’è finita la corona?

Nel grande castello in cima alla collina, tra giardini fioriti e boschi pieni di ombre e segreti, viveva il principe Leo.

Leo aveva i capelli castani sempre arruffati, un sorriso birichino e un amico speciale: uno scoiattolo di nome Noce Moscata, con la coda folta e gli occhietti neri vispi come bottoni.

Quel pomeriggio il castello era tutto un trambusto. La sera ci sarebbe stato il Grande Ballo Reale — con lanterne colorate, musica, danze e ospiti arrivati da ogni angolo del mondo!

Leo era emozionatissimo. Si mise il vestito elegante, si pettinò i capelli… e poi andò a prendere la sua corona.

La corona d’oro con le gemme scintillanti.

Cercò sul tavolo. Non c’era.

Cercò sullo scaffale. Non c’era.

Cercò sotto il letto. Non c’era neanche lì!

“Oh no!” esclamò Leo con gli occhi spalancati. “La mia corona è sparita!”

Noce Moscata saltò su e giù agitando la codina. “Dobbiamo trovarla, Altezza! Il ballo inizia tra pochissimo!”

Leo raddrizzò la schiena con aria decisa. “Allora non perdiamo tempo. Andiamo a cercarla!”

Un biglietto misterioso

La prima tappa fu la Grande Biblioteca — una stanza enorme piena di libri antichi, scaffali altissimi e un odore di carta e polvere che faceva venire voglia di leggere.

Leo guardò dietro gli scaffali. Niente.

Guardò sotto i tavoli. Niente.

Stava già per andarsene quando sentì un fruscio.

Da un angolo buio arrivò volando Pippa, la civetta del castello, con le piume color crema e gli occhi grandi e dorati come due monetine.

“Pippa! Hai visto la mia corona?” chiese Leo speranzoso.

Pippa scosse la testa. “Non l’ho vista. Ma ho trovato questo.” E gli porse un vecchio bigliettino ingiallito.

Leo lo aprì con le dita un po’ tremanti. C’era scritto:

“Dove la luce della luna danza sulla pietra antica, troverai l’indizio su dove è volata la corona.”

Leo lesse e rilesse. Poi alzò lo sguardo con un sorriso furbo.

“La pietra antica… la torre vecchia! Andiamo, Noce Moscata!”

La torre e il baule segreto

La luna era appena spuntata in cielo, rotonda e argentata, quando Leo e Noce Moscata arrivarono alla Torre Antica — la parte più vecchia del castello, con i muri di pietra coperti di edera e una scala a chiocciola che scricchiolava a ogni gradino.

Scric. Scric. Scric.

Mentre salivano, sentirono una voce dolce che cantava una ninna nanna. Era Lady Marigold, la sarta del castello, seduta su uno sgabello con ago e filo in mano.

“Buonasera, Lady Marigold!” disse Leo. “Hai visto qualcosa di strano stasera?”

La sarta alzò lo sguardo e annuì piano. “Sì, in effetti… poco fa ho visto qualcuno aggirarsi vicino al vecchio baule laggiù in fondo. Una figura un po’ misteriosa.”

Leo e Noce Moscata si avvicinarono al baule. Era enorme, coperto di ragnatele, con intagli bellissimi sul coperchio.

Leo deglutì. Lo aprì piano piano…

E dentro, tra due panni di velluto rosso, c’era qualcosa che brillava.

La mia corona!” gridò Leo così forte che Noce Moscata fece un salto e quasi cadde.

La prese tra le mani — era proprio lei, con tutte le gemme che scintillavano come stelline. Leo rise felice e la posò sulla testa.

“Ce l’abbiamo fatta!”

Che ballo meraviglioso!

Il castello era tutto illuminato. Dalle finestre usciva musica allegra, e nell’aria c’era profumo di dolci e fiori.

Il principe Leo entrò nella grande sala con la corona in testa e Noce Moscata sulla spalla, e tutti gli ospiti si voltarono a guardarlo.

Clap clap clap! Applausi!

Leo ballò, rise, raccontò a tutti la storia della corona scomparsa e del biglietto misterioso. E quando arrivò al momento del baule nella torre, tutti fecero “Ooooh!” con gli occhi spalancati.

Pippa, Lady Marigold e Noce Moscata ricevettero ognuno un inchino speciale di ringraziamento dal principe. E tutti e tre si scaldarono al cuore per quella gentilezza.

La notte passò veloce, piena di musica e risate e felicità.

 

Epilogo: Ogni giorno è un’avventura

Quando il ballo finì, Leo andò ad affacciarsi alla finestra. Il sole stava appena spuntando, tingendo il cielo di rosa e arancione, e i giardini del castello erano avvolti in una luce dolce e dorata.

Noce Moscata gli saltò in braccio e si accoccolò lì, sonnolenta.

Leo accarezzò la sua coda folta e sorrise.

Aveva imparato qualcosa di importante quella sera: anche quando le cose sembrano andate storte, con un po’ di fantasia e l’aiuto degli amici tutto si risolve.

E nel castello, ogni giorno portava con sé la promessa di una nuova avventura.

Fine

Condividi questa storia con i tuoi amici!

Altre storie da leggere!